Gioite, nelle vostre casette Lego.
Gioite, nei centri commerciali, tra patatine sintetiche e bevande acriliche.
Gioite, venditori di fumo, calcolando interessi e ageolazioni.
Gioite anche voi, santi del dopo terremoto, tra gloria ed incensi.
Gioite tutti. Ognuno di voi ha spazio per vecchie e nuove glorie.
Osanna a tutti voi. Da destra a sinistra. Avanti march. E vai col turibolo. Chè il puzzo arriva fin qui, sulla collina.
Le C.A.S.E. son lì, dopo il fiume, ai piedi del colle. Sfumate dai miei occhi di talpa. Una volta tanto, essere ipovedente mi fa comodo.
Guccia cara, grazie daero ma non occorre nulla a chi ha perso tanto. Casa, scuola, salute e..vabbè. Vabbè. Ri/vorrei quello che non posso, quello che non c'è più. La mia città persa tra silenzio e indifferenza. Resto qui, in questa casa non mia, tra le querce e l'odore di legna bruciata. Sola e sempre più aspra verso questo vivere che pesa e incatena.
Chiedo scusa alle amiche e agli amici di blog che vengono qui. Non ricambio le visite per problemi di connessione (poco tempo...) e di vista. Chi conosce un bravo oculista miracolaio? Non scherzo, stavolta, eh. Scherzo sempre meno.
Immota manet. Eppure io ci credevo. In Cialente, nella Pezzopane. Io ci credevo. Non più. Hanno vlasciato che tutta la gestione dell'emergenza restasse nelle mani della Protezione Civile. Per incapacità, per debolezza. non lo so. Sono efficienti, quelli della PC, efficienti e pure gentili. Se non rompi troppo le scatole. Chè se provi a contraddirli, se osi sollevare una domanda, un'obiezione, cambiano, mostrano qualche dente un po' troppo lungo. Perchè loro decidono, organizzano, pianificano. Comandano. Perchè loro sanno. Peccato che dopo la scossa del 30 marzo, quello che sapevano se lo sian tenuti ben stretto. Tutto a posto, rassicurarono, non ci saranno scosse più forti, nessun pericolo. E già. Comunque. Comunque L'Aquila è divisa in due tronconi, est ed ovest. In ogni troncone ci sono gli insediamenti delle casette. qui le chiamano così, le casette. Tanti insediamenti, tante casette. Gli abitanti delle casette sono contenti. Abbiamo tutto, dicono, pure le presine. E grazie. son costate, quelle casette lì, più di duemila euro al mq. Ci mancherebbe pure che non avessero le presine. In mezzo a 'sti due tronconi ci sarebbe il centro. Ma sta morendo. L'inverno gli darà il colpo di grazia. A primavera arriveranno i turisti a visitare la Pompei del duemila. C'è chi sta preparando i souvenir. Cupole sfondate, campanili mozzati, palazzi quattrocenteschi crollati. Preparerò anch'io dei souvenir. La mia scuola, no?, con i gatti che si aggirano tra le macerie. Sempre gatti, tra le macerie. Un po' curioso, vero? Daranno, ai turisti, pure le cuffiette. Sottofondo della voce guida quella schifo di canzone che fa domani domani. Al domani ho imparato a non pensare. E' l'oggi, quest'oggi appena iniziato, questo qui, che mi fa paura.


Alla Colonna... Era così che ci si daca appuntamento, da sempre, all'Aquila. Ogni comitiva, ogni gruppo, aveva la sua colonna.La Colonna. Una colonna dei portici, in centro, Quella dove sapeva che, in ogni ora del giorno, avrebbe incontrato qualcuno per scambiare quattro chiacchiere, per organizzare la serata, Ora le colonne son ingabbiate esotto i portici non si passa. Si va, per chi conosce la città, dalla Villa Comunale a Porta Leone, fuori dai portici. Le voci, lungo il Corso, risuonano nel vuoto. Si incontrano poche persone, ci si saluta anche se non ci si conosce, come in montagna. Si salutano i Vigili del fuoco (che Dio li strabenedica) e i militari che presidiano gli imbocchi dei vicoli. Vado in centro ogni volta che posso. Prima andavo poco, troppo traffico, troppa confusione, difficile parcheggiare. Ora si può ma il centro non c'è più. Mi faccio raccontare dai Vigili che incontro quello che hanno visto. Son qui dal sei aprile, conoscono ormai la città, sanno tutto. Stasera in Piazza Duomo c'erano i Vigili di Gorizia. Si sono innamorati anche loro di questa città straziata, ne parlano con affetto e annirazione. Come noi parliamo di loro, dei nostri Angeli della polvere. Quelli che più di tutti ci ssono stati vicini. Quelli che han raccolto morti e feiti, quelli che hanno asciugato le lacrime. Quelli che ci hanno porto il casco e in silenzio, rispettosi e dolenti, ci hanno accompagnato nelle nostre case. Quelli che hanno assisyiyo allo strazio, al dolore. Quelli che hanno capito, pazienti e discreti. Quelli che, con arte, perizia, attenzione, hanno puntellato muri antichi e nuovi. Quelli che han messo in sicurezza i portali di chiese e palazzi, creando vere opere d'arte. Qui vicino c' una chiesetta di campagna, il puntellamento del piccolo portale è una meraviglia. Quei di Trento senza titoli. Firmano così, con modestia e attenzione. Li ringrazio ogni volta che posso, stringo le loro mani stanche, li riconosco da lontano, le magliette color vino e i calzoni verdi. Che Dio vi benedica sempre, ragazzi. Rispettiamo solo i pompieri, abbiamo scanfito in tante manifestazioni. Rispetto, affetto e un'immensa gratitudine. Per sempre. Se ne conoscete uno, diteglielo, quanto bene gli vogliono gli Aquilani.
Seconda fase del trasloco. Un mese fa abbiamo portato qui, in questa casa in affitto, il necessario. In questi giorni, il resto è andato in un magazzino. Tutto inscatolato, imballato, sigillato. La mia casa, ora, è vuota. E ancora più triste. Le pareti sventrate, segnate. I bagni sfondati. I battiscopa spezzati. Le piante secche sui balconi. tapparelle sbilenche e finestre che non si aprono. O non si chiudono.E calcinacci ovunque. Le nostre cose divise, sparse. Qui, nel magazzino, in casa di parenti, secondo l'importanza e la necessità. Mi son separata dai miei libri, per la prima volta. Non voglio, però, quelle librerie alte, precarie. Non le voglio più dopo averle viste a terra o sui letti dei miei figli, i libri aperti, tra carte e polvere. Ho una pena infinita per la mia casa, della quale non conosco ancora la sorte. Ci ha permesso, in fondo, di scendere incolumi in strada, non ci ha fatto del male. E la amo, amo quelle mura per le quali ho lavorato, ho fatto sacrifici. Mi spiace abbandonarla così, nuda con le sue ferite esposte agli sguardi curiosi e alle intemperie. Ho sceso le scale, stamattina, con le lacrime agli occhi. I vigili del fuoco che ci hanno accompagnato ci hanno raccomandato di non entrare più da soli. Non avremmo potuto farlo neppure prima ma ora la situazione è notevolmente peggiorata. Sugli scatoloni preparati un mese fa, polvere di intonaco e calcinacci... Son tornata qui con un nodo in gola, mi guardo intorno, guardo questa casa così integra, cos' bella e penso perchè la mia no? Mi sembra quasi di tradirla, qui, la mia casa. Vorrei, scema che sono, dormire un'ultima volta sotto quel tetto che, il sei aprile, mi fece da ripato.
Ce lo meritiamo. Abbiamo quello che meritiamo. Viene qui a far l. ruota davanti a qualcosa per cui il governo non ha speso una lira Ma così deve essere. Saranno felici tutti i miei concittadini (tanti!9 che Siiiilvio Siiiiilvio aiutaci. Dalla finestra di 'sta casa si vede un pezzo di Onna. No, il fucile che dite voi non ce l'ho. E ho la mira di una talpa. Comunque. I più felici, qui, sono i gatti. Dopo quattro mesi trascorsi in una stanza d'albergo (dieci mq compreso il balcone) e dopo venti giorni in una casa grande ma soli soletti, si stanno godendo spazio e compagnia. E già. Perchè un mese fa siamo fuggiti dall'hotel e ci siamo spostati in montagna, dovl c'è la casa paterna di mia madre. Per non smentirmi anche quella classificata E. Però non è messa male come quelle dell'Aquila, per cui nella casa E ho installato i gatti (no, non sono incosciente, aspettate il resto... ) e noi ci siamo accomodati in una casetta messaci a disposizione da un cugino che vive in Francia. Casa detta agibike ma piena di crepe e scassamenti, con il culo sull'epicentro. Sì, avete letto bene, sull'epicentro. Quello Velino Sirente. Due-tre scosse al giorno, così, tanto per gradire. Vabbè. Dieci giorni fa ci siam rotti di 'ste scosse e ci siamno trasferiti qui, nella casa già presa in affitto, senza gas. Cioè, il gas ora c'è ma siamo stati qualche giorno senza. Vabbè, qualche giorno si può, Comunque i gatti soon molto felici. Sono felici anche tanti miei concittadini, oggi. Eroi, martiri, santi. Mi sa pure vergini. In mutande.
Dovrei scrivere qualcosa di positivo. Chennesò... ho trovato casa e va tutto bene, sono all'Aquila e ricominciamo a volare. In effetti sono all'Aquila, in questa casa in affitto. Punto. Tutto il resto è fatica. Normale, mi direte. Cosa ci si può aspettare dopo il sei aprile? Niente, per carità. Solo un po' (e sottolineo un po') di pace. Ma poca poca, tanto per tirare il fiato. Chè mi sento, a volte, spesso, di soffocare.Comunque eccomi, scombinata più di sempre, stropicciata più che mai. In questa citt+ di eroi e martiri, in e senza mutande, tento di riprendere in mano qualche filo. Non mi sento vittima, non mi sento santa. Solo un po' ammaccata. Ma felice di sapervi lì. Cioè qui. Felice di sapervi un po' miei.

Stanno costruendo le C.A.S.E. Ovvero qualcosa di orrendo, come non si è mai visto prima. Non tanto per lo scempio in sè, ovvero per la loro bruttezza, quanto per lo scempio al paesaggio, alla natura, all'ambiente. Sono poche per i senzatetto ma sufficienti per rovinare quello che il terremoto non aveva ancora rovinato. I dintorni, la campagna, le colline. Comunque. Nei moduli per il censimento, quelli che la protezione civile sta distribuendo, abbiamo chiesto un alloggio in affitto. No C.A.S.E. So già che non lo avremo, questo alloggio, continuiamo a cercarcelo per fatti nostri e non è facile. Dobbiamo tornare e in tempi brevi. Motivi di lavoro, di studio ma anche di salute. Di vita. Sarà, lo sappiamo, molto dura. Vivere in una città che non ha nulla. Dove tutto è precario. Si dorme in tenda, in roulotte, nelle baracche di legno. Si mangia all'aperto, sui vassoi, nei giardini, vicino ai chioschi che vendono panini e bibite. Ci si incontra.. in giro. Si inizia a volersi meno bene. Perchè io ni tenda e tu sulla costa? Perchè tu trecento euro di incentivo ed io no? Perchè hai tanti punti per l'alloggio ed io sono in fondo alla graduatoria? Perchè tuo figlio ha avuto il pc e il mio no? Ecco come si inzia a guardarsi. Intanto ho un pc tutto mio. Netbook grazioso ed utilissimo per connetrmi senza dover uscire. Mi è stato regalato!!!!! Non sono avvezza a ricevere regali. Così importanti, poi. E così carichi di significato. Mi è stato regalato da ex amiche virtuali. Perchè di virtuale, loro, non hanno più nulla. Sono reali, concrete, vere, sincere. E dolcissime. E bellissime. Splendide. E hanno avuto questo pensiero grandioso. Grazie a tutte. Tutte. Grazie a Tina per l'idea. Le mie splendide amiche. Son fortunata, eh? Perchè le prime a telefonarmi furono loro. E voi. Di Splinder. Ad offrirmi ospitalità e aiuto. Con delicatezza e con fermezza. Con generosità ed insistenza. Perchè anche a voi di virtuale è rimasto ben poco. Grazie. E torniamo a 'ste case. E al ritorno che spero prossimo. E ai mille dubbi e alle mille paure. Chè il terremoto ha messo a nudo non solo le case ma cnhe le persone. Ha liberato da mani e mani di imbiancatura sepolcri e crepe, ha messo a nudo situazioni più o meno personali coperte da anni di ragnatele. Dovrebbe averci, quindi, liberato, Non è così. Ricominciare è duro. Si ha bisogno di energie, di risorse. Di sponde e di sicurezze ne son rimaste poche. Usiamo 'ste poche cose per darci una spinta. Una sorta di calcio nel culo. Una mano di bianco e ricominciamo. Ricostruire sulle macerie, dunque, come al solito. E poi basta una scossetta di qualunque genere e via da capo.
Ho eliminato le foto del terremoto. Ho lasciato altre rovine. Cambia poco, no?